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COLONIA
ITALIANA
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. Emigrazione
A sinistra, Antonino D’Agostino nel 1960, con il fratello Francesco attualmente residente a Domodossola
“… mi ricordo…” Dai dati di ricerca statistica sui flussi migratori risulta che tanti emigrati italiani, giunti all’età della pensione, decidono di rimanere in Svizzera per restare vicino ai loro famigliari. Questo fenomeno riguarda anche la nostra comunità, infatti tanti connazionali non aspirano come nel passato a fare ritorno nel paese natio. Riteniamo utile soffermarci su questo tipo di scelta, sentirne le ragioni, farci raccontare un po’ di storie, confrontarle con altre storie per avere, oggi, un quadro della vita di emigrato. Conosciamo i sacrifici che gli emigranti hanno dovuto affrontare all’arrivo in Svizzera, li conosciamo per esperienza di vita ma anche attraverso la lettura tanta pubblicistica, sappiamo che per tanti la partenza dall’Italia ha coinciso con gli anni più belli della gioventù, che ha rappresentato lontananza dal proprio Paese e dai propri famigliari. Questi problemi, oggi che il nostro Paese è diventato la “Terra promessa”, li vivono altri cittadini che lasciano il loro Paese per trovare fortuna altrove proprio come hanno dovuto fare tanti nostri connazionali molti anni fa. Su questi temi abbiamo sentito il connazionale Antonino D’Agostino. Antonino è pensionato, risiede a Brig-Glis dove siamo andati a trovarlo per ascoltare il suo racconto, i suoi ricordi. Signor D’Agostino ci racconti com’è la vita da pensionato… … dipende da tante cose. Due di queste sono molto importanti: la propria salute e quella dei famigliari; la rendita che si percepisce. Per quanto riguarda la prima sono abbastanza contento sia io che i miei cari stiamo bene… e per quel che riguarda la seconda che, e qui cominciano i dolori, sono del tutto insoddisfatto. Per me e per quelli che, come me, hanno raggiunto l’età della pensione gia da qualche anno, la rendita AVS non è sufficiente per il fabbisogno quotidiano di un pensionato. Dopo tanti anni di lavoro, dopo i sacrifici di cui si diceva, mi creda, mi sarei aspettato qualcosa di più. Purtroppo noi non possiamo contare sul contributo del secondo pilastro, della rendita integrativa, perché all’epoca non era ancora obbligatoria e quindi bisogna cercare di tirare avanti lo stesso con quello che ti danno. Se non avessi acquistato un piccolo appartamento molti anni fa, anche questo investimento frutto di enormi sacrifici, oggi sarei stato costretto a lasciare la Svizzera. Quanti anni aveva quando è arrivato in Svizzera e di dove è originario? Avevo 20 anni, sono arrivato a Vesuà (Sierre) a maggio del 1955, da San Roberto un paesino della provincia di Reggio Calabria. Quale è stata la sua impressione al suo arrivo nel Vallese? Senz’altro molto brutta, visto la località dov’era situato il cantiere. In quale ditta ha lavorato e, com’è stato il suo inserimento nell’ambiente locale? Avevo un contratto di lavoro con la ditta Theler di Raron, all’inizio ho avuto un po’ di difficoltà per via della lingua poi col passare degli anni mi sono inserito abbastanza bene. Quando si è trasferito nell’Alto Vallese? La mia permanenza nel cantiere di Vesuà è stata di pochi giorni, mi hanno subito trasferito a Raron, e in seguito a Leuckerbad, dove lavoravo come muratore in un cantiere gestito da un consorzio di ditte cosi composto: la ditta Theler – Gentinetta – Imboden – Schwery – Cortese. Sono rimasto fino al 1960 e nel 1961 ho trovato lavoro a Glis con la ditta Briggeler. All’epoca abitavo a Naters ed è qui che mi e stato rilasciato il mio primo permesso di soggiorno annuale che, come sapete, mi permetteva di rimanere in Svizzera anche nei mesi invernali. Con questa ditta ho avuto un lungo rapporto di lavoro all’inizio come operaio muratore e, in seguito, come capo squadra. Sono rimasto con questa ditta per molti anni fino a quando, per motivi di salute, ho dovuto smettere di lavorare. Quando ha deciso di sposarsi? Mi sono sposato con mia moglie Maria Grazia Barresi, nel febbraio del 1966 a San Pietro di Rosalì (RC). Dopo il matrimonio sono tornato in Svizzera e sono venuto ad abitare in questo appartamento che avevamo costruito con la ditta Briggeler.Abbiamo avuto due figli, un maschio e una femmina, entrambi hanno frequentato le scuole svizzere si sono sposati e mi hanno dato due splenditi nipotini, Alessandro di cinque anni e Maria Rosa nata da due mesi.In tutti questi anni, ha mai pensato di ritornare in Italia? No perché questo significava lasciare i miei figli. In Italia, io e mia moglie, andiamo spesso. Rispetto a tanti anni fa, come vede oggi la comunità italiana ? Molto cambiata. Lo affermo per esperienza diretta considerato che dal 1980 al 1983 sono stato membro del comitato della colonia italiana ed inoltre sono stato, per parecchi anni, collaboratore del sindacato CHB di Naters. Questi impegni mi hanno permesso di conoscere tanta gente, molti di questi erano connazionali, e di accorgermi che, a quei tempi, la comunità italiana era molto unita e partecipava con più entusiasmo alle manifestazioni organizzate dalla colonia. Cosa pensa del diritto di voto agli italiani all’estero? Una grande conquista soprattutto per le nuove generazioni che potranno esercitare questo fondamentale diritto senza affrontare dei lunghi viaggi. C’è qualcosa che lei vuole dire e che noi non abbiamo chiesto? Credo di aver, grazie alla vostra disponibilità, raccontato anche se succintamente tutti i punti che riguardano la mia vita di emigrato italiano in Svizzera. Parlare mi ha consentito di rievocare tempi, luoghi e persone spero che questo possa servire a rinforzare, in chi legge, il senso di appartenenza alla comunità italiana e che possa essere stimolo di partecipazione da parte dei giovani alle attività della Colonia Italiana.
Cosa aggiungere alle parole, ai ricordi del signor D’Agostino se non il profondo grazie per la disponibilità sua e della signora Maria Grazia, sia per le risposte che per l’accoglienza. Grazie e che il futuro vi sorrida.
Antonino D’Agostino con la moglie Maria Grazia
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